Piccoli dittatori crescono
di Alessia LaiTutto è andato come previsto. Gli argomenti trattati sono stati quelli annunciati: democrazia, diritti umani, terrorismo. Non stiamo parlando di un convegno organizzato da una qualche ong benefica ma della riunione che esponenti della destra statunitense hanno messo in piedi in vista del cambio di rotta del Congresso Usa nella politica estera verso l’America Latina. Le elezioni di medio termine hanno infatti consegnato un Congresso quasi totalmente in mano repubblicana, il che prelude a notevoli cambiamenti nell’approccio a numerose questioni.
Ma facciamo un passo indietro: mercoledì si è svolto, nientemeno che in una sala del Congresso degli Stati Uniti, il convegno intitolato “Pericolo nelle Ande: minacce alla democrazia, diritti umani e sicurezza degli Stati Uniti”. Ad organizzarlo una serie di sigle che lasciano poco spazio all’incertezza: Heritage Foundation, American Enterprise Institute, Americas Forum for Freedom and Prosperity, Center for Security Policy, Hudson Institute. Tutti think tank ascrivibili alla destra repubblicana statunitense. Tra questi anche Interamerican Institute for democracy. Il 23 settembre 2010 questo istituto ha organizzato una “Colazione con Lucio Gutierrez”, ex presidente ecuadoriano. Sette giorni dopo, il 30 settembre, a Quito andava in scena il tentativo di golpe poliziesco contro il presidente Rafael Correa, mentre Gutierrez dal Brasile dichiarava di appoggiare la protesta della polizia ribelle e che finalmente “la fine della tirannia” si avvicinava. Una simile vicinanza temporale tra i due fatti, il convegno con Gutierrez e il tentato golpe a Quito, inquieta. Sappiamo come, fortunatamente, è andata a finire. Ciò non toglie che si sia trattato del tentativo di rovesciamento violento di un governo eletto, e questo a poco più di un anno dal colpo di Stato - quello, sì, riuscito – in Honduras. L’ex presidente ecuadoriano non si è però perso d’animo. Insiste: ha partecipato anche lui al convegno di mercoledì scorso assieme a un parterre di invitati che di golpe e sovversione se ne intende, a partire Otto Reich: oltre che ex inviato speciale per l’America Latina dell’ex presidente George W. Bush (come un altro dei presenti: Robert Noriega), fu uno dei principali artefici della cosiddetta “guerra sucia”, la guerra sporca scatenata contro la rivoluzione sandinista in Nicaragua.
“Ora più che mai è il momento che gli Stati Uniti appoggino i loro amici”, ha esordito la parlamentare repubblicana Ileana Ros-Lehtinen, membro repubblicano di rilievo della lobby cubano-americana . La signora - che ha inneggiato più volte all’uccisione del leader cubano Fidel Castro, sostiene l’embargo contro Cuba, ha appoggiato il colpo di stato in Honduras – guiderà, nel prossimo Congresso Usa a maggioranza repubblicana, l’influente Commissione per gli Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti. Dal pulpito del convegno la Ros-Lehtinen ha, di fatto, delineato i binari sui quali si orienterà presumibilmente la politica estera Usa una volta insediatosi il nuovo Congresso: Washington deve cooperare con “i suoi partner nella regione, ha dichiarato. Una delle azioni a sostegno dei Paesi “amici” decisa a gennaio dal nuovo Congresso potrebbe essere la ratifica del Tlc con Colombia e Panama, che consentirà, ha detto la deputata, di “espandere la sicurezza nella regione”. Un passo a suo dire dettato dalla necessità di affrontare il “declino delle libertà democratiche e dei diritti umani” causato dai governi di Venezuela, Bolivia, Nicaragua ed Ecuador. Il mirino è puntato. Il suo collega Connie Mack, che si occuperà di America Latina nel nuovo dispositivo repubblicano alla Camera, ha ulteriormente definito l’obiettivo: “Spero che ora che avremo una nuova maggioranza (...) lo faremo: affronteremo Hugo Chávez”. Il presidente venezuelano, per Mack, “è una minaccia per la libertà e la democrazia in America Latina e nel mondo. È una minaccia per i diritti umani, il terrorismo, il narco-traffico, la libertà di parola e la libertà di religione. Non vedo come noi, gli Stati Uniti, possiamo continuare a lottare per la libertà e per la democrazia nel mondo e non affrontare Hugo Chávez”. Connie Mack nel 2009 ebbe modo di manifestare soddisfazione per il golpe in Honduras e mercoledì ha ribadito il suo apprezzamento per quanto accaduto a Tegucigalpa poco più di un anno fa: “Quando c’è un piccolo Paese, che è disposto a lottare per la propria libertà e per la democrazia, dovremmo stare al suo fianco invece di voltarci e parlare di golpe militare”, ha affermato criticando l’amministrazione Obama, che definì quello del 2009 un colpo di Stato militare. Tuttavia resta Hugo Chávez il chiodo fisso della destra statunitense e dei suoi alleati latinoamericani. Ricercato dalla giustizia venezuelana per operazioni finanziarie illegali, Guillermo Zuloaga, presidente della rete televisiva di opposizione Globovision e golpista nel 2003, ha anch’egli partecipato al convegno e non ha esitato ad attaccare il suo nemico giurato. Arrivato a Washington da Miami, città nella quale si è rifugiato dopo la sua fuga dal Venezuela, Zuloaga ha accusato Chávez di essere “una minaccia per l’America”. Ha insistito sulla presunta “pericolosità” del Venezuela e ha attaccato i legami tra Caracas e l’Iran: Chávez “sta definitivamente rafforzando le relazioni con l’Iran, che ha usato il Venezuela per creare una banca e utilizzare risorse finanziarie” , ha dichiarato, aggiungendo che il governo venezuelano “ha consentito un aumento del traffico di droga” verso gli Stati Uniti. Gli ingredienti li ha usati tutti: il pericolo per la democrazia, l’Iran, il narcotraffico. Piccoli dittatori crescono, allattati alle mammelle del Gop repubblicano. Si esercitano, blandiscono e assecondano i loro mentori nella speranza che chi ha sbaragliato le truppe obamiane possa riuscire a cambiare i giochi anche nell’ex cortile di casa.
Da: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=5065
Come si dice il lupo perde il pelo ma non il vizio: rovesciare qualisiasi governo contrario agli interessi statunitensi (in particolare delle multinazionali). La difesa della democrazia, della libertá, dei diritti umani sono solo una maschera, ben preparata, per giustificare attacchi e golpe verso paesi che vanno contro gli interessi U.S.A. Da sempre gli Stati Uniti hanno appoggiato in America Latina l'ascesa di regimi dittatoriali (vedere Operazione Condor), quelli si anti-democratici e irrispettosi dei diritti umani.
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