giovedì 3 maggio 2012

Il carnefice vuole prevenire le atrocità

Continuamente gli U.S.A vogliono dimostare all'opinione pubblica mondiale di essere i primi della classe in fattto dei difesa dei diritti umani e della represssione delle atrocità. Tuttavia tutto questo è solo mera apparenza, in quanto proprio il governo americano si è macchiato e si macchia dei peggiori crimini, che non basterebbe un post per elencarli tutti, e sono stati e sono in combutta con i peggiori desposta degli ultimi settant'anni. Non 

male per chi si eleva a più alto difensore dell'umanità. Proprio per recitare ancora meglio questa ipocrità maschera di paladino che combatte per far trionfare il governo statunitense ha istituito il Atrocities Prevention Board ("Prevenzione delle Atrocità"). Per capire meglio che cos'è questa nuova diavoleria, leggete questo articolo: 


Chi ci difende dalle atrocità

Chi dubitava che Barack Obama non meritasse il Premio Nobel per la pace, ora deve ricredersi. Il presidente ha annunciato la creazione dell’Atrocities Prevention Board, un apposito comitato della Casa Bianca per la «prevenzione delle atrocità». Lo presiede la sua ispiratrice, Samantha Power, assistente speciale del presidente e direttrice per i diritti umani al National Security Council, formato dai più importanti consiglieri di politica estera.

Nella scalata al potere (cui sembra predestinata dal suo cognome), la Power, aspirante segretaria di stato, ha sempre fatto leva sulla denuncia di presunte atrocità, attribuite a quelli che di volta in volta gli Usa bollano quali nemici numero uno. Sotto le ali del suo patron, il potente finanziere George Soros, la Power ha contribuito a elaborare la dottrina «Responsabilità di proteggere», che attribuisce agli Stati uniti e alleati il diritto di intervenire militarmente nei casi in cui, a loro insindacabile giudizio, si stiano per commettere «atrocità di massa». Con tale motivazione ufficiale, in specifico quella di proteggere la popolazione di Bengasi minacciata di sterminio dalle forze governative, il presidente Obama ha deciso l’anno scorso di fare guerra alla Libia.

Ora la dottrina viene istituzionalizzata con la creazione dell’Atrocities Prevention Board. Attraverso la Comunità di intelligence (formata dalla Cia e altre 16 agenzie federali), esso stabilisce quali sono i casi di «potenziali atrocità di massa e genocidi», allertando il presidente. Predispone quindi gli strumenti politici, economici e militari per la «prevenzione». In tale quadro, il Dipartimento della difesa sta sviluppando «ulteriori principi operativi, specifici per la prevenzione e la risposta alle atrocità». D’ora in poi sarà l’Atrocities Prevention Board a preparare il terreno a nuove guerre.

Ed è già al lavoro: di fronte alla «indicibile violenza cui è soggetto il popolo siriano, dobbiamo fare tutto ciò che possiamo», ha dichiarato il presidente Obama, sottolineando che, oggi come in passato, «la prevenzione delle atrocità di massa costituisce una fondamentale responsabilità morale per gli Stati uniti d’America».

Peccato che l’Atrocities Prevention Board sia stato creato solo ora. Altrimenti avrebbe potuto prevenire le atrocità di massa di cui è costellata la storia statunitense, a iniziare dal genocidio delle popolazioni autoctone nordamericane. Basti ricordare, limitandosi agli ultimi cinquant’anni, le guerre contro Vietnam, Cambogia, Libano, Somalia, Iraq, Jugoslavia, Afghanistan, Libia; i colpi di stato orchestrati dagli Usa in Indonesia, Cile, Argentina, Salvador. Milioni di persone imprigionate, torturate e uccise. Per prevenire altre atrocità, l’Atrocities Prevention Board dovrebbe assicurare alla giustizia i responsabili, impuniti, delle torture e uccisioni ad Abu Ghraib, a Guantanamo e in decine di prigioni segrete della Cia. Dovrebbe anche acquisire agli atti i video con cui soldati Usa documentano, per divertirsi, l’uccisione di civili in Afghanistan [1] , che il Pentagono ha cercato prima di occultare e poi di sminuire. Se li guardi bene Samantha Power, per capire che cosa è veramente una «atrocità di massa».

[1] “The Kill Team: How U.S. Soldiers in Afghanistan Murdered Innocent Civilians”, Mark Boal, Rollingstone, March 27 2011.
Fonte:ttp://www.voltairenet.org/Chi-ci-difende-dalle-atrocita

martedì 1 maggio 2012

Sempre a caccia del mostro di turno



Gli U.S.A per farci credere che loro sono buoni, moralmente superiori, il faro dell'umanità indicono continuamente una caccia al mostro, creato appositamente ad arte. Un "mostro" senza anima, macchiatosi dei crimini più efferati, alcuni veri e altri inventati. Insomma il male assoluto, un nemico dell'umanità.
Con la complicità dei mass-media,  le nostre menti sono continuamente bombardate dalle mostruose gesta di taluni elementi e della solita retorica diritto-umanitarista.  Tutto questo con lo scopo di avere il consenso popolare per campagne militari atte a fermare questi presunti criminali.
Un bugia grande come una casa. Infatti trattasi di guerre d'aggressione per ottenere il controllo su aree considerate strategiche per gli interessi di lor signori. 


Caso strano questi "mostri" assettati di sangue innocente operano sempre in queste strategiche aree.
Fin dalla II Seconda Guerra Mondiale Stati Uniti e Inghilterra, a cui si aggiunsero in seguito le altre nazioni occidentali, tirano sempre fuori lo spaurachio dei "mostri"- i vari Hitler, Che Guevara, Saddam Hussein, Noriega, Milosevic, , Mladic, Arkan, Bin Laden, Mullah Omar, Gheddafi, ed ora Assad e Kony - 
per giustifcare i loro crimini e le loro menzogne.



Vabbè loro sono il faro dell'umanità quindi tutto gli è permesso. Quando il crimine risulta evidente
anche ad un'allocco occidentale tolgono fuori le solite assurde scuse, se non fosse per il fatto che sono morte delle persone farebbero anche ridere, quali: "il nemico usa i civili come scudi umani", "era difficile distinguere tra buoni e cattivi", "erano mele marcie", "siamo rammaricati, la prossima volta staremo più attenti" e così via.


E' notizia di oggi che il governo americano ha inviato in Uganda le U.S Army Special Forces, i cui operatori sono famosi come i "Berretti Verdi",  per aiutare (cioè c'è ne occupiamo di persona) l'esercito ugandese a catturare Joseph Kony, capo del Lord's Resistance Army accusato dai paladini della libertà di essere un pazzo che fa  uccidere gente innocente e manda a combattere bambini. Vogliono farci che credere che Kono sia l'unico male assoluto dell'Africa. Bella ipocrisia. Più di una volta l'occidente ha finanziato e lo fa ancora i peggiori despota del continente, gente come il liberiano Charles Taylor, che prese il potere con l'aiuto americano, macchiatosi dei crimini più efferati, ed ora sotto giudizio del tribunale dell'Aia. Alla volte lor signori devono mandare alla forca i loro vecchi amici, alla fine di evitare di cadere in contraddizione e continuare a portare lo scettro di alti difensori dell'umanità.


Il sistema per fare le sue porcate ha sempre bisogno del capro-espiatorio da buttare al popolo, così da prenderlo continuamente per i fondeli. Diffidate sempre delle false sirene diritto-umanitariste.

mercoledì 10 agosto 2011

Riguardo l'ipotesi che l'abbattimento del CH-47 Chinook con 31 Navy SEALs si stato fatto apposta per eliminare i SEALs testimoni della falsa uccisione di Osama Bin Laden (il 2 maggio scorso), bisogna stare attenti a non cascare insensati e fantastici complottismo, dato che, anche grazie alla disinformazione dei pennivendoli di regime, sul fatto non siano informazioni certe; per le forze armate si tratta di un'incidente di guerra, per il governo afghano di un trappola ben congegniata (ipotesi emtrambe valide), i pennivendoli, addiritura vanno a dire che si tratta della vendetta per la morte di Bin Laden, quindi di un'atto terroristico, niente di piú falso, dato che i talebani combattono per la cacciata delle forze straniere dall'Afghanistan, e non per lo stragismo di Al-Qaida.

Al riguardo posto l'opinione di Pino Cabras, co-autore con Giulietto Chiesa di Barack Obush:
Subito dopo i fatti di Abbottabad gli esponenti del sito Infowars.com avevano ragionato e profetizzato intorno a uno scenario inquietante: alludevano a un provvidenziale incidente militare che nel giro di poco tempo avrebbe eliminato dalla scena i Navy SEALs coinvolti nella misteriosa operazione che aveva depennato ufficialmente Bin Laden dagli attori del grande show della guerra. Citavano analoghi casi – per i servizi americani come per quelli russi e di altri paesi - in cui le operazioni coperte venivano ulteriormente coperte sacrificandone i protagonisti.

L’articolo di Finian Cunningham offre perciò un’interpretazione suggestiva del tragico incidente occorso al Team 6 dei Navy SEALs. L’interpretazione non è tuttavia suffragata da prove, mentre funzionari governativi USA «hanno dichiarato all’agenzia Associated Press che ritengono che nessuno dei Navy SEALs che sono morti nello schianto di un elicottero in Afghanistan avesse preso parte al raid che ha ucciso Osama bin Laden, sebbene fossero della stessa unità che ha eseguito la missione bin Laden.»[2]

Non potendo affatto ancora raggiungere conclusioni su questa vicenda, ci limitiamo a riprendere comunque le testimonianze a caldo raccolte fra i residenti di Abbottabad dai reporter di CCTV. Gli abitanti del luogo non credevano che Osama bin Laden fosse mai stato in quel complesso residenziale e si ritenevano tranquillamente sicuri che quella strana operazione fosse una bufala. La stessa squadra antiterrorismo del Pakistan non era in grado di confermare l’uccisione, in base a quanto veniva riferito.

lunedì 8 agosto 2011

SEALs zittiti

Quest'oggi ho letto alcuni articoli su dei siti di controinformazione, che dicono che tra 30 Navy SEALs deceduti in seguito all'abbattimento di un CH-47 in Afghanistan da parte dei talebani, 17, appertenti al Team SIX - o DEVGRU, la sezione anti-terrorismo dei SEALs, equivalente della Delta Force dell'Esercito - avevano partecipato all'eliminazione del leader di Al-Qaida Osama Bin Laden. E' noto per chi si informa attraverso la libera informazione che Bin Laden era gia morto dal 2002, e che quindi l'operazione Geronimo dello scorso maggio è solo bluff utilizzato per dare un ventata di aria fresca alla decadente amministrazione Obama, alle prese con un terribile crisi economica. Secondo tali articoli quindi l'elicottero è stato abbattuto per mano amica e non dei talebani. Non si prove concrente di ció, che prima vista tale ipotesi appare come mero cospirazionismo visionario, ma tuttavia tale ipotesi non è totalmente da scartare, dato che vari governi americani pur di portare i loro diabolici scopi si sono macchiati d'azioni criminosi, anche a danno di cittadini americani.

Uomo Morto Non Parla: la distruzione dei Navy Seals come Cover Up della finta esecuzione di bin Ladin?

Finian Cunningham Global Research, 7 Agosto, 2011 
La cancellazione di 30 uomini delle forze speciali degli Stati Uniti nello schianto di un elicottero Chinook in Afghanistan, arriva in un momento in cui la versione ufficiale di Washington, di come è stato assassinato Usama bin Ladin, sta cadendo a pezzi per l’incredulità.
Tra i 38 morti nel disastro dell’elicottero – la più grande singola perdita di vite statunitensi nei 10 anni di guerra d’occupazione dell’Afghanistan – si ritiene vi siano molti dei 17 Navy Seal coinvolti nell’esecuzione di Usama bin Ladin, il primo maggio. Sono morti anche altri membri delle forze speciali statunitensi e dei commando afghani.
Le prime notizie occidentali hanno indicato che il Chinook potrebbe essere stato coinvolto in una importante operazione militare contro i militanti afghani, quando è stato abbattuto nella provincia di Wardak, a pochi chilometri ad ovest dalla capitale Kabul, alle prime ore di Sabato.
Fonti dei taliban avrebbero segnalato di avere affermato che i loro militanti avevano abbattuto il Chinook con il lancio di razzi.
Funzionari militari statunitensi dicono che stanno investigando sulle cause dello schianto.
Tuttavia, significativo, anonime fonti statunitensi hanno riferito ai media che si crede che l’elicottero sia stato abbattuto. Questo briefing non ufficiale degli Stati Uniti sembra un po’ strano. Perché le fonti militari statunitensi vogliono consegnare ai combattenti nemici un così sorprendente colpo propagandistico?
Forse, serve gli interessi degli USA distrarre dal vero motivo e dalla vera causa dello schianto dell’elicottero, se sia stato colpito da un razzo o meno.
Funzionari degli Stati Uniti hanno ammesso che i Navy Seal morti facevano parte dell’unità Team Sei che sarebbe stata incaricata dell’assassinio, a maggio, del presunto ideatore dell’11/09 Usama bin Ladin.
Fin dall’inizio, il resoconto di Washington di come le sue forze speciali hanno ucciso Bin Ladin nel suo complesso residenziale, ad Abbottabad, nel nord del Pakistan, era lacerato da contraddizioni. Perché liquidato Bin Ladin, è stato frettolosamente sepolto in mare? Come poté il “terrorista N°1” al mondo risiedere, in modo poco appariscente, a sole poche miglia dal quartier generale militare pakistano di Rawalpindi?
Assai palesemente, diverse fonti informate sono convinte che Bin Ladin sia morto per cause naturali 10 anni fa. L’autore Ralph Schoenman ha respinto la presunta esecuzione dei Navy Seal come “una grossa bugia“. Dalle indagini fatte per diversi anni in Pakistan, Schoenman ha detto a Global Research: “Ho intervistato alcuni membri dei servizi segreti pakistani e militanti, e hanno tutti confermato che Bin Ladin è morto per insufficienza renale oltre 10 anni fa“.
Più di recente, come riferisce Paul Craig Roberts [1], i pakistani hanno sostenuto che l’operazione dei Navy Seal ad Abbottabad finì in un disastro, con uno dei tre elicotteri USA che esplose mentre decollava dal terreno vicino al compound. Gli altri due elicotteri non erano atterrati e, secondo testimoni, sono volati via dalla scena subito dopo l’esplosione. Come Roberts sottolinea, ciò significa che non c’era il cadavere di Bin Ladin da scaricare in mare, come Washington afferma.
Le persone chiave da cui si sarebbe potuto conoscere la verità sull’incredibile assassinio di Bin Ladin da parte di Washington, sono ora indisponibili per un commento. Caso chiuso.

Finian Cunningham è un corrispondente di Global Research da Belfast, Irlanda.

NOTE
[1] Globalresearch.ca

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru 

Fonte: Aurora

 I SEALS ABBATTUTI NON POTRANNO PIÙ PARLARE 
 DI JULIUS SEQUERRA
Beforeitnews.com

Trentuno soldati statunitensi sono rimasti uccisi quando l’elicottero, un Boeing Chinook, su cui stavano volando è precipitato in Afghanistan.

Dei trentuno deceduti, venti erano membri del SEAL Team 6.

Ero già stato precedentemente informato (da un colonnello in pensione dell’intelligence dell’esercito) che si tratta delle stesse persone che si ritiene abbiano ucciso di recente Osama bin Laden a Abbottabad. [NB: il Seal Team 6 è un gruppo ultra-scelto di agenti “in nero” che è al di fuori del protocollo militare, che partecipa a operazioni che hanno il più alto livello di segretezza e che spesso oltrepassano i limiti delle leggi internazionali.]

La storia ufficiale narra che i talebani hanno abbattuto l’elicottero. Ho i miei dubbi (come hanno molti altri che hanno più senno di voi, davvero).

[Ricordatevi di Pat Tillman, la stella del football che sciolse un contratto ricchissimo e andò volontario in Afghanistan sulla scia dell’impeto patriottico post-11 settembre? La storia ufficiale è che Tillman stia stato ucciso dal fuoco amico. Secondo le informazioni provenienti da molti soldati statunitensi (alcuni li conosco personalmente), Pat Tillman è stato assassinato dal suo governo. Si dice che Tillman, il perfetto simbolo per il reclutamento militare, si stava risvegliando dalle bugie dell’11 settembre e aveva iniziato a parlare un po’ troppo. Le parole hanno risalito velocemente la catena di comando. È stato ucciso da tre proiettili alla testa sparati da distanza ravvicinata. Davvero un fuoco amico.]

“Nessuno viene mai ingannato. Ci si inganna da sé.” - Goethe

La “recente morte” di Osama ci fa venire in mente le foto che erano presenti nella prime pagine dei giornali durante l’invasione dell’Iraq.

Ricordate quell’immagine simbolo degli iracheni festosi che aiutavano ad abbattere la statua di Saddam? Un mio conoscente dei Marines mi disse di un amico che era davvero sul posto, in quella piazza. In realtà, non c’erano più di cinquanta iracheni in quella “folla festosa” e praticamente tutti erano stati pagati per partecipare a quel servizio fotografico. [Avete per caso notato che c’erano solo alcune riprese fatte da un solo angolo di inquadratura? Il resto della piazza era totalmente vuoto, a parte il personale militare USA e le apparecchiature.]

C’è stata un’altra foto classica, quella di Saddam barbuto e in disordine che sbucava da una tana con le mani pateticamente sospese nell’aria in un gesto di sconfitta totale. Ve ne ricordate?

È anche quella una manipolazione. Ho fatto personalmente la conoscenza di un ex Marine che conosce una delle persone che ha aiutato a mettere in scena quel sordido affare.

La verità è che Saddam fu alla fine messo nell’angolo in casa di uno dei suoi amici, e che lottò valorosamente fino all’ultimo proiettile. Fu alla fine catturato, ancor più scapigliato (e già non doveva essere un figurino dall’inizio), costretto con la forza a infilarsi in quel buco e ricoperto di sporco per assicurarsi un’immagine degna di Hollywood. Il solo scopo di quella foto era quello di demoralizzare la popolazione irachena mostrando il loro leader rannicchiato in atteggiamento di sconfitta.

La VERA morte di Osama bin Laden

È ben noto grazie a insider della forze armate (e anche ad altri che si affidano a fonti alternative per le loro notizie) che Osama bin Laden è morto per cause naturali nel 2001. Era appena ritornato in Pakistan da Dubai dopo essere stato sottoposto a un trattamento medico all’Ospedale Americano.

Già nel marzo del 2000, Asia Week espresse preoccupazione per la salute di bin Laden, parlando di un serio problema di salute che avrebbe potuto mettere la sua vita in pericolo a causa di "un’infezione renale che si è propagata al fegato e che richiede una speciale cura.”

Dopo essere decollato da Quetta in Pakistan, bin Laden giunse a Dubai e fu trasferito all’Ospedale Americano. Fu accompagnato dal medico personale e da un “fedele assistente” (probabilmente al-Zawahiri). Osama fu accettato nel famoso dipartimento di urologia guidato dal dottor Terry Callaway, uno specialista di calcoli biliari e di infertilità.

Bin Laden fu curato in una delle suite riservate ai VIP presenti nell’ospedale. Durante il suo ricovero, ha ricevuto visite da molti membri della sua famiglia, così come da importanti personalità dall’Arabia e dagli Emirati Arabi. Nel corso della permanenza all’ospedale, l’agente di zona della CIA, ben noto a Dubai, fu visto prendere l’ascensore dell’ospedale per il piano di bin Laden.

Pochi giorni dopo, un uomo della CIA si vantò con pochi amici di aver visitato bin Laden. Fonti affidabili riportano che il 15 luglio, il giorno successivo al ritorno di bin Laden da Quetta, l’agente CIA fu richiamato al quartier generale. [NB: i contatti tra la CIA e bin Laden sono iniziati nel 1979 quando, in rappresentanza degli affari della famiglia, iniziò a reclutare volontari per la resistenza afghana contro l’esercito sovietico.]

L’ULTIMA “morte” di bin Laden

Quello che è stato riferito al mondo intero sulla recente “Morte di Osama bin Laden” è meschino e risibilmente assurdo (specialmente sul fatto che non siano state eseguite perizie medico-legali, e che il corpo sia stato velocemente scaricato in mare. L’ultima foto truccata è l’argomento decisivo).

La verità è che bin Laden è morto da un bel po’ di tempo.

Il rebus di Abbottabad era una complessa psyop per fornire un po’ di serenità al pubblico statunitense per poter scatenare la propaganda dei media, rimanendo sempre, senza contraddittorio, all’interno della più grande, terribile e più costosa truffa di tutti i tempi: l’11 settembre e la "Guerra al Terrore".

E ora ogni singolo membro del SEAL Team 6 che ha partecipato all’operazione psicologica “dell’assassinio” è morto.

Per puro caso, mi venne da ridere quando lessi un titolo particolarmente divertente sull’ultima morte di Osama, nella rivista US Business Insider: “Ecco a voi il 'Seal Team 6', i prepotenti che hanno ucciso Osama Bin Laden”.
Bene, adesso tutti questi poveri “prepotenti” sono morti.

E i morti non parlano.

Fonte:Come Don Chiscotte

domenica 7 agosto 2011

Staordinario sacrificio. In nome di cosa?

Afghanistan/ Obama loda "straordinari sacrifici" morti elicottero
Esaltandone lo "straordinario sacrificio", il presidente americano Barack Obama ha reso omaggio ai 31 militari Usa, morti nell'abbattimento di un elicottero Chinook da parte dei Talebani nella provincia centro-orientale afghana di Maidan Wardak, estendendo l'elogio funebre ai sette soldati locali periti insieme a loro. "I miei pensieri e le mie preghiere vanno alle famiglie e ai cari degli americani che oggi hanno perso la vita in Afghanistan", afferma Obama in un comunicato diffuso dalla Casa Bianca. "La loro scomparsa ci ricorda gli straordinari sacrifici compiuti dagli uomini e dalle donne delle nostre Forze Armate e dalle loro famiglie", prosegue la nota, "compresi tutti coloro che hanno prestato servizio in Afghanistan. Trarremo ispirazione dalla loro esistenza, e continueremo a lavorare per garantire sicurezza al nostro Paese e", sottolinea il presidente degli Stati Uniti, "ergerci a tutela dei valori che essi hanno incarnato. Piangiamo anche gli afghani", e' la conclusione, "che sono deceduti insieme ai nostri soldati, nel perseguire un avvenire piu' pacifico e promettente per il loro Paese".
Fonte:http://affaritaliani.libero.it/ultimissime/flash.asp?ticker=070811092800
In nome di una Nazione verso il traccolo!!

sabato 16 luglio 2011

Adesso sbarcano sul continente

Calabria, barca a vela con 52 profughi

ROCCELLA JONICA (REGGIO CALABRIA)
Sono venti i bambini, la metà dei quali hanno meno di due anni, che fanno parte del gruppo di immigrati rintracciati alle prime luci dell'alba dalla Guardia di Finanza su una barca a vela di appena dieci metri, al largo di Riace e condotti fino al porto di Roccella Jonica.

Diciassette uomini e quindici donne per un totale di 52 profughi di varie nazionalità che questa mattina sono stati salvati e condotti al sicuro. Le loro condizioni sono complessivamente buone, anche se provati dal viaggio in uno spazio angusto e con pochi viveri da spartirsi. Sono in corso le operazioni per l'identificazione, prima del trasferimento degli immigrati verso i centri di prima accoglienza.

I due scafisti che li hanno condotti in Italia, alla vista dei finanzieri, finanzieri sono scappati a bordo di un gommone. Abbandonato sulla spiaggia ad alcune centinaia di metri dal punto dello sbarco, si sono poi allontanati a piedi. Insieme alle altre forze di polizia, sono già state attivate le ricerche per rintracciarli.
Fonte:http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/411822/

L'emergenza immigrazione sembra non avere fine, nonostante la continua sorveglianza del canale di Sicilia da parte della Guardia di Finanza e della Guardia di Finanza. E' adesso gli fanno sbarcare direttamente sulla penisola. Speriamo che il primo di una lunga serie di sbarchi. 

Gheddafi caccia l'ENI dalla Libia

La Libia caccia l'Eni

Il governo libico ha interrotto ogni collaborazione con l'Eni. Lo ha annunciato il primo ministro libico Al Bagdadi al-Mahmoudi. «Con l'Eni è finita per davvero» ha detto deplorando la circostanza che Roma abbia «violato» un accordo di non aggressione siglato tre anni fa con la Libia, partecipando ai raid della Nato contro il regime di Muammar Gheddafi. Poi entrando nel dettaglio ha spiegato che la Libia «non avrà più un partenariato con l'Eni e l'Italia non otterrà, per il futuro, nessuna partecipazione nei contratti petroliferi in Libia». Il primo ministro ha stimato gli investimenti dell'Eni nel settore petrolifero, in Libia, in 30 miliardi di dollari. Il responsabile del governo è tuttavia rimasto prudente rispetto a Francia e Stati Uniti, affermando che Tripoli tende «la mano» a questi due Paesi, e si è detta «pronta» a negoziare con loro nei contratti petroliferi, dal momento che questi Paesi «iniziano a rivedere la loro posizione sull'aggressione atlantica». «Se Silvio Berlusconi - aggiunge il premier di Tripoli - dice di essere stato messo sotto pressione dalla sua coalizione per attaccare la Libia, allora io rispondo che è stata la pressione arrivata dal popolo libico a indurmi a tagliare ogni rapporto economico con l'Italia». Il premier fedele a Gheddafi precisa che «i Paesi che ci hanno attaccato non dovrebbero aspettarsi niente in futuro, soprattutto il petrolio» e conclude precisando che «per chi fa un passo verso di noi, noi ne facciamo due verso di lui, ma l'Italia è finita».

Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, minimizza: «ho l'impressione che il governo di Tripoli oggi non sia più rappresentativo della situazione reale in Libia». La situazione libica, ha aggiunto Romani, «è un argomento sul quale la comunità internazionale prima o poi dovrà prendere posizione». Rilancia il ministro degli Esteri Frattini: «Siamo noi che non vogliamo e non possiamo fare contratti con Tripoli, sono sotto embargo». Nessun commento è invece arrivato dall'Eni. La notizia non ha avuto nessun impatto sul titolo in Borsa. E questo perchè, spiega un analista, tutte le importazioni di petrolio e gas sono bloccate dallo scorso febbraio. Eni al momento produce solo 50.000 barili di olio al giorno utilizzato per alimentare le centrali elettriche libiche. Si tratta inoltre di una normale reazione contro un Paese che partecipa ai raid Nato. Diverso sarebbe il discorso se Gheddafi dovesse restare al potere in Libia ancora per molto tempo. L'Eni è il principale operatore straniero in Libia ed è presente nel Paese nordafricano dal 1950. Nel 2010 la Libia ha fornito all'Italia 9,4 miliardi di mc di gas, pari all'11% circa dei consumi nazionali attraverso il gasdotto Greenstream.
Fonte:http://www.iltempo.it/economia/2011/07/15/1272428-libia_caccia.shtml

Al nostro paese gli sta bene!!dopo quello che l'Italia ha fatto, merita solo questo.